Mariateresa Battaglino

Tratto da A cura di. Narrazioni e pratiche di lavoro sociale, di Cristina Cappelli e Mariateresa Battaglino.

La vita quotidiana è cura. Cura di sé, cura dell’altro, della relazione, di un luogo, di una casa, di una città, di un’impresa. Lavoro di cura. La cura è un caleidoscopio di eventi e di narrazioni possibili: materiali e fisici del nostro corpo; del nostro cuore, come dei suoi sentimenti e delle emozioni a cui ci conduce, della nostra testa come dei suoi pensieri. Ma sovente è un lavoro invisibile. C’è un sapere del lavoro di cura, nato nel lavoro domestico e casalingo delle donne, presente anche nel lavoro professionale di chi sta a fianco a chi non ha sufficienti forze proprie per occuparsi di sé. Un sapere nato e sedimentato nei gesti, nelle idee, nelle invenzioni e nelle “organizzazioni del fare” di ogni giorno. Una miscellanea tra la “memoria di noi” e lo sviluppo di nuove capacità e competenze.

Cura è un lavoro fatto con perizia e impegno, è dedizione, attenzione particolare, ma anche affanno, pensiero molesto. Cura descrive l’agire di una madre, ma anche quello di un medico,
di un sacerdote, di un legale.
La cura è spesso conflitto, un corpo a corpo, un confronto a volte anche duro d’identità e libertà contrapposte. Il mondo di significati della cura si può senza troppo sforzo farlo coincidere con il mondo in tutto e per tutto: la cura riguarda il pensiero come la passione, il lavoro, come le relazioni, la scienza, il diritto, la religione, in pratica la cura dice quasi tutto il reale

Aver cura è anzitutto ritrovare un legame, un nesso tra l’esperienza dell’essere “noi” e l’esperienza dell’essere “io”; la capacità di aver cura dell’altro e contemporaneamente la capacità di aver cura di sé, non in termini egoistici, ma in termini di generazione di nuove forme di vita, nuove forme di con-vivenza

Quello che emerge allora è l’affermazione del legame che precede ogni divisione: il senso dell’esistere per ogni persona è che la “cura della parte” è “la cura dell’insieme”: l’aver cura di sé e l’aver cura dell’altro da sé, ma anche la cura dell’ambiente in cui si vive, si implicano in modo inestricabile.

Piuttosto la cura è maestra della differenziazione: aver cura dell’altro è aver cura di me così come l’aver cura di me è aver cura dell’altro, accettando che ad ogni passo la tensione alla differenziazione, dentro le tensioni e i conflitti che questa genera, è foriero di vita e di morte, di distruttività o di creatività

In fondo la cura è l’arte di abitare luoghi in cui si generano differenze per individuare creativamente legami, parole, azioni collettive che esistono e danno senso alle stesse differenze.


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